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Nella prima stazione contempliamo lo stato di progressiva stundaizzazione con malmostosità dolorosa di Aglaja, guida alla madre nella sua discesa agli inferi ospedalieri.
Nella terza stazione contempliamo lo stato di pluri-ubiquità di Aglaja tra un domicilio e l’altro, tra un reparto e l’altro, tra una riunione e l’altra, con la minacciata scomparsa della divina connessione con Santo Web.
Nella quarta stazione contempliamo lo stato di ira fumante di Aglaja, tentata dal Demone della Contumelia, che le suggerisce crudeli supplizi per chi consegna una dimora non terminata e per chi fa vagare a vuoto i sofferenti nei meandri oscuri di labirintici reparti.
Nella quinta stazione contempliamo lo stato di dissolvenza di Aglaja ad opera del Demone Fastweb e della Diabolica Chiavetta TIM che – per due volte! – si incenerisce.
Nella sesta stazione contempliamo i messaggi affettuosi del coro degli Angeli e dei Cherubini Splinderiani, che invocano il ritorno della sfumata Aglaja, informata e confortata dal sempre sia lodato e collegato Zuc.
Nelle stazioni intermedie osserviamo il peccato e la penitenza di San Tecnico Randellato, l'intercessione del beato Elettricista Fai-da-te, il prodigio delle Terapie a scoppio ritardato.
Nella settima stazione contempliamo l’apparizione di Santa Pazienza già Vergine e ormai quasi Martire, che compie il miracolo delle palle rotanti: in un vortice di esasperazione, ecco Aglaja riemergere borbottante da uno schermo luminoso, mentre Santo Web le si manifesta correndo su fibra ottica, a velocità di 10.0 Mbps.
Al capolinea, scende Aglaja e abbraccia tutti coloro che l’hanno aspettata, che le hanno scritto, telefonato, e anche solo pensata, perché il Prodigio vero è stato questo: scoprire di aver seminato un mondo di affetto e di solidarietà, che ha dato e dà la forza di andare avanti.
Un bacio grande.

Ancora qualche giorno di lavori intensissimi, in attesa di una connessione decente.
Un bacione a tutti voi e scusate se non posso rispondere - come vorrei - a ciascuno: già devo scappare :-(
A presto!
Aglaja

In questi giorni di tristezza lunga e grigia, ho ripensato ad altri miei momenti opachi, e a cosa, in altre circostanze, mi aveva dato la forza per andare ancora avanti, per indovinare, più che scorgere, un lumicino di speranza. Certo, la vita ci sottopone a prove diverse, la cui durezza razionalmente quantifichiamo, ma la cui percezione è soggettivamente più o meno intensa. A volte, dietro a banali nervosismi quotidiani, può celarsi un malessere profondo, le cui cause celiamo agli altri e forse -in primis - a noi stessi. Altre volte, invece, ci tocca affrontare ondate violente di problemi senza soluzione, e la voglia di lasciarsi andare alla deriva è forte. Poi, magari, basta il baluginare di un pensiero ed ecco che si riprende a galleggiare e, poi, persino a dare qualche bracciata.
Questo scrivevo, quasi cinque anni fa, aprendo uno spiraglio nella mia (allora) inviolabile corazza.
***
Vado a ruota libera..
Hai mai ascoltato la canzone " Oh che sarà" di Chico Buarque de Hollanda, nella meravigliosa traduzione di Ivano Fossati?
La ascoltavo in macchina, mentre tornavo dalla mega spesa consumistica finto-risparmiosa autentico-sperperosa (guarda che danni può lessicalmente fare il residuo di antiche pubblicità Fiat..).
Era stato un lungo pomeriggio di fatica fisica (mi stanca molto, come ti scrivevo, questa incombenza), seguito a una mattinata intensa, strana, contraddittoria, a cui continuavo a ripensare.
Mi ero arrabbiata con i ragazzi di terza, perchè all'ultima ora (la sesta) non seguivano con sufficiente attenzione le noiosissime beghe dello scisma d'occidente, e poi mi ero arrabbiata con me stessa perchè mi era scappata la pazienza (sono un po' nervosa, in questi giorni) e pensavo che, in fondo, ero io che non riuscivo a dare quel brio necessario per catturare ancora un po' del loro interesse in quella lunga mattinata. Prima ancora, le lezioni in quinta e quarta mi avevano portato a spasso nel tempo tra la prima guerra mondiale (con anticipazioni sul dopoguerra e la seconda) e le guerre di successione del '700 (il lunedì è dedicato alla storia) e lì la fascinazione e l'affabulazione avevano ancora funzionato. Poi doveva aver prevalso la stanchezza e mi ero un po' spenta..
Arrivata a casa avevo trovato una lettera (di carta :-) ) ad aspettarmi.
Veniva dal passato, da un ragazzo che avevo avuto molti anni fa al professionale, in una classe molto difficile, con tanti casi, come dire, disperati (e non mi riferisco, ovviamente, alla sola didattica). Era una lettera bellissima, che mi aveva molto commosso e che mi aveva offerto un raggio di luce: diceva, sostanzialmente, che a distanza di tanti anni, ormai uomo e lavoratore, ripensava spesso alle mie lezioni di italiano, a come, fra quella "teppa urlante" (parole sue), ero riuscita "a gettare il seme della poesia" e questo seme in lui era germogliato, tanto che ancora adesso sentiva "il bisogno, la necessità di scrivere", come gli avevo insegnato io, "perchè la vita, senza poesia, senza emozioni, senza la parola e l'ascolto non avrebbe senso". Che bello, Zuc! Che gioia avevo provato!
Girando con il carrello sempre più pieno e pesante, rileggevo mentalmente quella lettera e sorridevo. Poi guardavo i visi, stanchi come il mio, delusi come il mio, arresi come il mio, e pensavo che forse solo la poesia poteva davvero salvare il mondo. Oppure, poteva bastare uno sguardo, meno opaco del solito, un sorriso, non di circostanza, una parola, non di maniera, per illuminare - meglio delle cremine al retinolo che occhieggiavano dagli scaffali - lo sguardo delle tristi signore, ad addolcire - meglio delle merendine al colesterolo - la bocca di chi crede di non aver più niente da dire.
E poi, in macchina, ecco le voci di Fiorella Mannoia e Ivano Fossati che cantavano:
"Ah che sarà che sarà
che vanno sospirando nelle alcove,
che vanno sussurando in versi e strofe,
che vanno combinando in fondo al buio,
che gira nelle teste e nelle parole,
che accende candele nelle processioni,
che va parlando forte nei portoni e grida nei mercati,
che con certezza sta nella natura nella bellezza,
quel che non ha ragione nè mai ce l'avrà,
quel che non ha rimedio nè mai ce l'avrà,
quel che non ha misura.
Ah che sarà che sarà
che vive nell'idea di questi amanti,
che cantano i poeti piu' deliranti,
che giurano i profeti ubriacati,
che sta sul cammino dei mutilati e nella fantasia degli infelici,
che sta nel dai e dai delle meretrici,
nel pianto derelitto dei bambini.
ah che sarà che sarà..
quel che non ha decenza nè mai ce l'avrà,
quel che non ha censura nè mai ce l'avrà,
quel che non ha ragione.
Ah che sarà che sarà
che tutti i loro avvisi non potranno evitare,
che tutte le risate andranno a sfidare,
che tutte le campane andranno a cantare
e tutti i figli insieme a consacrare
e tutti i figli insieme a purificare
e i nostri destini ad incontrare.
Perfino il Padre Eterno, da così lontano,
guardando quell'inferno dovrà benedire
quel che non ha governo nè mai ce l'avrà,
quel che non ha vergogna nè mai ce l'avrà,
quel che non ha giudizio.
Ah che sarà che sarà
quel che non ha governo nè mai ce l'avrà,
quel che non ha vergogna nè mai ce l'avrà,
quel che non ha giudizio.
Ah che sarà che sarà
quel che non ha governo nè mai ce l'avrà,
quel che non ha vergogna nè mai ce l'avrà,
quel che non ha giudizio."
Ieri sera, alle dieci, una mia alunna, ricoverata in ospedale per un incidente stradale, mi ha telefonato. Voleva che le parlassi, voleva essere aiutata a non avere incubi nella lunga notte che l'attendeva.
Non sa quanto sia stata lei ad aiutare me.
Che sarà, Zuc? Che sarà?
Aglaja
***
Un'ultima cosa, i miei problemi non mi impediscono di guardarmi attorno e di seguire quanto accade in questo nostro incredibile paese. Nella colonna di destra, nella sezione "NON SOLO 8 MARZO", ho inserito un nuovo banner. Vi prego, cliccateci sopra e fate ciò che la vostra coscienza vi suggerisce.
Un abbraccio.
Più tardi risponderò alle vostre parole che, con affetto, mi lasciate ad accarezzarmi :-)
A.

