martedì, 11 settembre 2007 - 00:48
Sul blog Grappoli di vita  si propone una  delle più classiche domande  tra il sondaggio e la testimonianza: "Cosa stavi facendo il ...", seguita dalla data storica del caso, dall'assassinio di Kennedy allo sbarco sulla luna ,e così via.
Qui la data proposta è quella dell'11 settembre 2001, giorno della tragedia dell'attentato alle torri gemelle.

Riporto qui il mio racconto, lieta se i web-viandanti che si imbatteranno in questo post, vorranno lasciare anche la loro testimonianza.




Ero in una delle vie principali di Genova. Ero uscita per comprare la prima chitarra di mio figlio. Incontro una persona della tipologia che più detesto: professione moglie di, occupazione shopping, interessi moda e coiffeur. La vedo farsi incontro con gli occhi sbarrati. Penso che abbia anticipato un po' troppo l'aperitivo. Blatera qualcosa del tipo: "Hai saputo? C'è la guerra, c'è la guerra!", poi, senza nemmeno salutare, si infila da COIN, forse per un ultimo shopping prima della catastrofe. Convinta che l'unico suo neurone sia annegato tra i Martini, entro nel negozio di musica. Salgo su una stretta scaletta che mi porta al primo piano, reparto chitarre, e trovo il titolare impietrito, che mi fa cenno, col dito appoggiato al naso, di tacere e resta in ascolto di un notiziario trasmesso in edizione straordinaria da una radio.
Qui, finalmente, apprendo cosa è accaduto. Telefono a mia mamma e sento in sottofondo il telegiornale che approfondisce i primi flash giunti da New York, mentre lei piagnucola sulla necessità di andare alla Coop a fare una mega spesa "per fare provviste", dice, nel caso (per lei inevitabile) di una guerra.
Torno a casa (sì, con la chitarra: guerra o non guerra, volevo che mio figlio seguisse la sua passione - poi sfumata - per quello strumento) e in serata vado a una cena tra amici di un club di tifosi. Si dovrebbe discutere di calcio, ma ovviamente si resta incollati ai teleschermi. Ci si interroga, si alza la voce, ci si confronta, si fanno ipotesi.
La notte, rimarrò sveglia a rivedere per l'ennesima volta nella mente, quelle immagini spaventose.

Aglaja
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