Anche se le stupidaggini ivi scritte non dovrebbero lasciare dubbi, vi annoierò dichiarando che questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001 I racconti, le riflessioni e i deliri del blog sono di me medesima, Aglaja. Alcune immagini e citazioni ivi riportate, sono talvolta frutto di una ricerca attraverso la rete internet e/o prelevate da siti all'apparenza di pubblico dominio. Qualora deteniate i diritti su tale materiale, e soprattutto se la vostra somiglianza con George Clooney è sorprendente, non esitate a contattarmi: sarà mia cura provvedere a citarvi o a rimuovere il materiale di vostra proprietà, nonché a verificare la suddetta somiglianza :-)
Aglaja è stata una bambina prodigio e anche come imbecille di mezz'età è discretamente prodigiosa.
Sa fare tante cose bene e nessuna benissimo, e ciò la fa oscillare pericolosamente tra l'autostima narcisistica e il più profondo disprezzo per se stessa.
Ama la musica, la pittura, il teatro, il cinema e, più di ogni altra cosa, la scrittura.
La sua perenne incertezza e la capricciosa volubilità le impediscono di stilare classifiche di gradimento artistico: ciò che oggi le appare sublime, domani le si rivelerà insopportabilmente deludente.
Nell'imprescindibile, tuttavia, ella colloca il jazz, la commedia brillante hollywoodiana, la letteratura russa, Van Gogh e le maree bretoni.
Pensando a se stessa, si definirebbe "fuggitiva statica", "ossimoro vivente", "vecchia stupida". Pensando a lei, gli amici sceglierebbero solo la terza definizione.
Aglaja ama molto conversare, al punto che, talora, nelle serate più mondane, riesce persino a chiedere il sale prima che la cena finisca.
Ella ha un figlio che ama teneramente e da cui è amata, nonostante egli sia talmente diverso da lei da ritenerla la prima mamma in provetta della storia.
Aglaja non si rassegna all'idea di non avere più 17 anni, di non avere mai avuto la taglia 42, di non avere scritto i libri che più ha amato, di non poterne almeno riscrivere i finali.
La violenza sulle donne: un fenomeno antico. E ancora moderno. E il 25 novembre è la giornata internazionale indetta dall'Onu per eliminarla.
LE TESTIMONIANZE
"Così le donne ritrovano fiducia" "Essere aggredita: io so che significa" "La storia di Maryam"
In studio a Roma Aldo Morrone, responsabile del servizio di medicina delle migrazioni, ospedale S. Gallicano di Roma, Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, presidente Telefono Rosa. In studio a Milano Anna Bandettini, la Repubblica, Isabella Merzagora, docente di psicopatologia forense alla Satatle di Milano. Conducono Paolo Garimberti e Edoardo Buffoni.
NUMERI E VIOLENZA
In Italia, negli ultimi dodici mesi, un milione di donne ha subito violenza, fisica o sessuale. Solo nei primi sei mesi del 2007 ne sono state uccise 62, 141 sono state oggetto di tentato omicidio, 1805 sono state abusate, 10.383 sono state vittime di pugni, botte, bruciature, ossa rotte.
In Italia (non nel terzo mondo!) più di 6 milioni e mezzo di donne ha subito una volta nella vita una forma di violenza fisica o sessuale, ci dicono i dati Istat e del Viminale che riportano un altro dato avvilente: le vittime - soprattutto tra i 25 e i 40 anni - sono in numero maggiore donne laureate e diplomate, dirigenti e imprenditrici, donne che hanno pagato con un sopruso la loro emancipazione culturale, economica, la loro autonomia e libertà.
Da noi la violenza è la prima causa di morte o invalidità permanente delle donne tra i 14 e i 50 anni. Più del cancro. Più degli incidenti stradali. Una piaga sociale, come le morti sul lavoro e la mafia. Ogni giorno, da Bolzano a Catania, sette donne sono prese a botte, oppure sono oggetto di ingiurie o subiscono abusi. Il 22 per cento in più rispetto all'anno scorso.
L'indagine Istat del 2006, denuncia che il 62 per cento delle donne è maltrattata dal partner o da persona conosciuta, che diventa il 68,3 per cento nei casi di violenza sessuale, e il 69,7 per cento per lo stupro.
All'interno delle mura domestiche la violenza ha spesso le forme di autentici annientamenti. Si comincia isolando la donna dal contesto amicale, poi proibendo l'uso del telefono, poi si passa alle minacce e così via in una escalation che non ha fine.
In Italia, l'indagine Istat ha contato 2 milioni e 77mila casi di questi comportamenti persecutori, stalking come viene chiamato dal termine inglese, uno sfinimento quotidiano che finisce per corrodere resistenza, difesa, voglia di vivere. Spesso si comincia con lo stalking e si finisce con un omicidio.
Il 96% delle donne non denuncia la violenza subita, forse per paura. Forse perché non si denuncia chi si è amato, forse perché non si hanno le parole per dirlo.
La manifestazione di oggi, 24 novembre, a Roma, vuole spezzare proprio questo silenzio. "La violenza degli uomini contro le donne comincia in famiglia e non ha confini" è scritto nello striscione che oggi apre, vigilia della giornata mondiale, la marcia delle donne contro la violenza e in nome della propria autodifesa. Manifestazione (raduno piazza della Repubblica, ore 14; info www.controviolenzadonne.org) partita dal basso, senza cappelli politici, grazie alla forza di mobilitazione dei collettivi femministi e degli oltre settanta Centri antiviolenza sparsi in tutta Italia. Una manifestazione fortemente voluta perché le cifre che sopra ho riportato, fornite dall'Istat su richiesta del ministro Pollastrini, non rimangano solo statistiche, numeri freddi, ma svelino, riscattino e aiutino le tante donne annientate dalle violenze subìte.
Le organizzatrici della manifestazione hanno deciso di tenerne fuori gli uomini. Le polemiche a questo proposito sono state molteplici. Personalmente è una scelta che non condivido, perché ritengo che solo coinvolgendo e rendendo consapevoli gli uomini, si possa - UNITI - combattere contro l'ignoranza e la prevaricazione, andando ad aggiornare e civilizzare modelli culturali arcaici e patriarcali, dove il dialogo e la comprensione sono schiacciati dalla violenza cieca e ottusa.